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Giovedì 12 giugno 2025, 10.30 – 11.15, Dipartimento di Lettere e Filosofia, Auditorium P. Prodi

Charles Spence

Foto: Sam Frost ©

Il professor Charles Spence è uno psicologo sperimentale di fama mondiale, specializzato in design multisensoriale ispirato alle neuroscienze. Dal 1997, anno in cui ha fondato il Crossmodal Research Laboratory (CRL) presso il Dipartimento di Psicologia Sperimentale dell’Università di Oxford, ha collaborato con molte delle più grandi aziende mondiali. Il prof. Spence ha pubblicato oltre 1.200 articoli accademici e ha curato o scritto 16 libri, tra cui nel 2014 il vincitore del Prose Prize The Perfect Meal e il bestseller internazionale Gastrophysics: The New Science of Eating (2017; Penguin Viking), vincitore nel 2019 del Le Grand Prix de la Culture Gastronomique dall’Académie Internationale de la Gastronomie. Il suo nuovo libro Sensehacking è stato pubblicato nel 2021. Gran parte del lavoro del prof. Spence si concentra sul design di esperienze multisensoriali avanzate, e di recente ha pubblicato lavori sul tema dell’architettura multisensoriale e sull’impatto dell’ambiente multisensoriale sul benessere sociale, cognitivo ed emotivo delle persone.

Sensehacking wellness

Tradizionalmente, la vista è stato il senso predominante nella pratica architettonica. Negli ultimi decenni, tuttavia, architetti e designer hanno iniziato a considerare sempre più anche gli altri sensi, in particolare l’udito, il tatto (inclusi la propriocezione, la cinestesia e il senso vestibolare), l’olfatto e, in rare occasioni, anche il gusto nel loro lavoro. Fino ad ora, c’è stata poca attenzione verso la crescente comprensione della natura multisensoriale della mente umana che è emersa dal campo della ricerca neuroscientifica cognitiva. In questo intervento riassumerò il ruolo dei sensi umani, sia quando considerati singolarmente che, più importante ancora, quando studiati collettivamente, nella pratica del design architettonico. È solo riconoscendo la natura fondamentalmente multisensoriale della percezione che si può sperare di spiegare una serie di sorprendenti interazioni ambientali o atmosferiche crossmodali, come quelle tra il colore dell’illuminazione e il comfort termico e tra il suono e la percezione della sicurezza degli spazi pubblici. Allo stesso tempo, sosterrò che l’attuale focus sul design sinestetico deve essere riformulato in termini di corrispondenze crossmodali e integrazione multisensoriale, almeno se si vuole sfruttare al massimo le interazioni e le sinergie multisensoriali scoperte negli ultimi anni. Guardando al futuro, la speranza è che la pratica del design architettonico incorpori sempre di più la nostra crescente comprensione dei sensi umani e di come essi influenzano l’uno l’altro. Un approccio multisensoriale porterà sperabilmente allo sviluppo di spazi abitativi che favoriscono meglio la nostra salute e il nostro benessere emotivo, anziché ostacolarli, come spesso è accaduto in passato; questo è l’obiettivo del mio ultimo libro Sensehacking.